Coppi, le ostriche e la maledizione del venerdì

CiclismoIl 21 maggio 1954 il Campionissimo prese la rosa ma digerì male la cena. E pensare che il fido Cavanna

Il vecchio Biagio Cavanna glielo aveva detto: “Ragazzi, attenti: oggi è venerdì e lo sapete che di Venere e di Marte non ci si sposa, non si parte e non si dà principio all’arte”.

Fausto Coppi, a quell’ammonimento del suo massaggiatore, aveva sorriso, come si sorride alle stramberie degli anziani che ovunque vedono pericoli. Così, la mattina presto, era uscito dall’albergo di Palermo assieme al compagno Carrea per una sgambata sul circuito del Monte Pellegrino che di lì a poco sarebbe stato il teatro del prologo del Giro: una cronosquadre. All’improvviso da una strada laterale sbucò una motocicletta che investì Carrea.

Il motociclista si premurò di discolparsi, “io non c’entro”, e allora Coppi gli assestò un paio di ceffoni. Dopo 2 minuti ritornò la calma, e Coppi e Carrea rientrarono in albergo.

Il vecchio Cavanna, quantomai profeta in quel frangente, disse: “È venerdì, che cosa vi avevo detto?”.

Fonte: Gazzetta dello Sport